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Benvenuti nell'era dei creatori

Sul keynote di DHH e il futuro di tutti noi.

Photo by pparnxoxo / Unsplash

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«Io non rileggo il codice da mesi ormai»

Me lo ha detto il mio amico Marco, ma anche Andrea, Dario — sviluppatori che ho sempre considerato anni luce distanti da me, in grado di pensare e scrivere pezzo per pezzo il codice di sistemi durevoli, sicuri, resilienti — in grado di spremere il meglio dall'ultimissima versione di linguaggi diventati trendy perché ci permettevano di scrivere meno e pensare meno. Eppure oggi non è che il codice non viene scritto, non viene nemmeno riletto. Oggi non ha importanza se è React o NextJs, se è Supabase o Firebase — parlarne, semplicemente, non serve più come una volta.

Se non sei sviluppatore e stai leggendo questo articolo, continua a leggerlo, perché lui, lo sviluppatore, potrebbe star vivendo una crisi d'identità.

«Hai visto il talk di DHH?» mi chiede Luca riferendosi a David Heinemeier Hansson, una delle figure più note nel mondo degli sviluppatori, creatore di Ruby on Rails (ma non solo), che ha tenuto un keynote di apertura alla Rails World 2026. «Sono andato in pensione, forse quattro o cinque mesi fa, dalla carriera di sviluppatore». L'occhio mi casca sulla barra di progresso: è il momento più riprodotto del video. «Ho speso decenni districando le dita per scrivere codice e ho amato ogni momento. Penso che sia stato un'esperienza così meravigliosa e produttiva, e tutti dovremmo guardarla per quello che è stato, senza risentimento ma con gioia. È stato bello.»

Se hai vissuto l'evoluzione delle tecnologie di sviluppo, non puoi non avere i brividi di fronte a queste parole, non tanto per le parole in sé, ma perché le ha pronunciate proprio lui, colui che con Ruby on Rails ha tentato di rendere la scrittura del codice più semplice, più user friendly. «C'è solo un linguaggio che oggi amo più di Ruby ed è la lingua inglese». DHH ha delle uscite a volte estrose, alcuni lo detestano, altri detestano il framework che ha inventato ma oggi, oggi nessuno sa più niente.

Sempre dal video: Oppenheimer entra nell'ufficio ovale e cerca di avvisare Truman sugli effetti nefasti dell'armamento nucleare — qualche mese prima furono sganciate bombe su Hiroshima e Nagasaki. «Non voglio mai più vedere quel figlio di puttana in questo ufficio», la risposta del Presidente dopo una porta chiusa in faccia ad una delle menti più brillanti dell'ultimo secolo. Truman fu tremendo, il classico villain dei film, se la prese con lui per mesi, eppure lui, parlo di Oppenheimer, in effetti fece previsioni sbagliate. Nemmeno un genio di quel calibro quindi fu in grado di scrivere le pagine del dopoguerra - ed oggi più che mai, in tempi in cui l'IA si muove a velocità pazzesche, nessuno sa cosa succederà tra sei mesi. Ok, possiamo dire che il 2026 è l'anno degli agenti, il 2027 della sicurezza, ma perché sappiamo che stiamo facendo investimenti e stiamo affrontando problemi, tuttavia non riusciamo ad ottenere un livello di profondità maggiore, e siamo confusi, mentre chi non conosce la tecnologia spesso la teme, la rigetta e basta.

Chi sono gli sviluppatori? Fino ad oggi gli sviluppatori hanno sempre avuto un segno di riconoscimento: scrivere codice. Sei musicista se sai suonare uno strumento, un pittore sa pitturare, un pilota sa guidare un veicolo, uno sviluppatore sa scrivere codice. Eppure la parola, "sviluppatore", "programmatore", non implica l'atto di scrivere codice, a meno che non vuoi chiamarti "coder". Uno sviluppatore è sviluppatore se non scrive codice? Lascia fare che ancora l'IA nel coding a volte pecca in visione, solidità, coerenza, fa fatica su sistemi molto grossi, ma sappiamo tutti che lo risolverà, quindi mi chiedo se uno sviluppatore è sviluppatore se non scrive codice.

La verità è che ci sono una serie di elefanti nella stanza che ci mettono tutti a tacere. Abbiamo delle sensazioni ma non abbiamo idea di come andranno le cose: Morning Tech sta caricando nuove versioni dell'app ogni giorno. Ogni singolo giorno. Da solo, con i miei agenti, faccio quello che cinque anni fa richiedeva un team di almeno cinque o sei persone, più vari collaboratori, e comunque saremmo andati molto più lenti e avremmo fatto più errori. Primo elefante: la disoccupazione. Perché mai dovrei assumere? DHH dice che sarà come per l'invenzione dell'ATM, che gli analisti associarono a un calo drammatico dei banchieri agli sportelli ma andò diversamente: concentrando le risorse su mansioni che portano risultati invece che mansione meccaniche (quella allo sportello) gli affari andarono meglio e le assunzioni aumentarono.

Gli agenti mi sostituiranno? E poi: l'IA ci ucciderà? I terroristi la useranno? L'Europa è fuori dai giochi, quindi l'Euro morirà? Ci sarà più divario tra ricchi e poveri? Ci sarà modo di lanciare una startup in un mercato così saturo? Perché dovrei creare un prodotto se la gente se lo può creare da solo?

Non lo sappiamo, nessuno lo sa, ma su una cosa sono d'accordo: fare la cosa giusta al momento giusto e nel frattempo prevenire, che non vuol dire rallentare. Ogni domanda ha una risposta temporanea e sta a te decidere se deprimerti o abbracciare la tecnologia e cercare banalmente di divertirti.

Al di là dell'AI doom scenario, benvenuti. Benvenuti nell'era dei creatori, perché per decenni abbiamo trasformato stringhe di zeri (0) e uno (1) in comandi infiniti, che poi si sono accorciati sempre di più fino ad astrarsi in quelli che abbiamo chiamato linguaggi di alto livello. Fino a adesso niente è uscito dalla bolla degli sviluppatori, una vera e propria nicchia con un sapore quasi settario, passatemi il termine, perché condividiamo tutti le ore su StackOverflow o semplicemente ad arrabbiarsi per le cose che non funzionano o si rompono; condividiamo tutti gli anni in cui il web era fatto a tabelle o in flash, e quello che è diventato dopo, e quello che è diventato dopo ancora. E quell'ossessione, spesso frustrante, di portare a termine un lavoro, oggi è diversa: è un ossessione con meno attrito perché banalmente ci sono meno cose noiose da fare. Il codice c'è ma non c'è. Rimane la progettazione, la creatività, l'architettura, la strategia. Molti secondo me si sbagliano pensando che l'IA possa rimuoverci questo; ma non funziona così, perché i prodotti sono personali, hanno un'identità, e se non ce l'hanno significa che la creatività lì non c'è mai stata, allora va bene che un album musicale sia tutto AI-generated perché darà maggiore valore a chi ha imparato a distillare la propria identità, visione del mondo e voce, all'interno della tecnica.

Una volta si parlava di battaglie fra designer e developer, fra architetti ed ingegneri. Quei tempi sono finiti, la dicotomia di pensiero ed esecuzione si accorcia fino a confondersi: il mio agente Designer disegna mockup (che di fatto sono in html) mentre parlo con l'agente Master e, dopo una veloce iterazione, l'agente Dev lo sviluppa. L'ho pensato, ne ho parlato con Master, l'ho visto disegnato, dopo venti minuti l'ho provato; e questo migliorerà. Se accorci i tempi di questo flusso, tra cinque o X anni parleremo e vedremo i prodotti costruirsi in tempo reale. Si casca sul filosofico quasi spirituale ma quando pensiero ed esecuzione si avvicinano cosi tanto da unirsi, il risultato è la materializzazione istantanea del pensiero — chiudo il momento metafisico.

Insomma, gli sviluppatori non sono mai usciti dalla loro bolla, ma oggi sì. L'altro giorno ero in cucina a The Social Hub e un'amica mi ha fatto vedere un sistema di scouting delle notizie. Non penso che abbia capito quanto la cosa mi abbia stupito, non perché non la ritenevo in grado, assolutamente, ma proprio perché ho sempre ricondotto la figura del developer alla creazione di un prodotto custom online. Invece no: ha usato Claude Code, probabilmente Supabase, Next, Tailwind (ma che le interessa?) e all'indirizzo localhost:3000 si è ritrovata una piattaforma che le salva almeno un'ora di lavoro quotidiano. Ha costruito, ha sviluppato, è una sviluppatrice?

La creazione di prodotti digitali oggi è per tutti, devi soltanto sapere come parlare agli LLM. Non sai qualcosa? La chiedi all'LLM e impari. Tra i developer c'è il detto "I just can google better than the average bear" perché spesso ai tecnici viene chiesto aiuto per la stampante o qualcosa che non funziona al computer. Loro non sanno mai niente ma chiedono a Google; quello stesso approccio, va riportato su un LLM, e a forza di perderci ore, giornate, mesi, tirerai sù interi ecosistemi che possono aiutarti a lavoro, con la famiglia, con la dieta, con quello che vuoi.

Tutti oggi possiamo costruire. La barriera è crollata: era il codice, adesso il linguaggio è il tuo, i computer hanno imparato la tua lingua, si apre una nuova era.

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