«Io non rileggo il codice da mesi ormai»
Me lo ha detto il mio amico Marco, ma anche Andrea, Dario — sviluppatori che ho sempre considerato anni luce distanti da me, in grado di pensare e scrivere pezzo per pezzo il codice di sistemi durevoli, sicuri, resilienti — in grado di spremere il meglio dall'ultimissima versione di linguaggi diventati trendy perché ci permettevano di scrivere meno e pensare meno. Eppure oggi non è che il codice non viene scritto, non viene nemmeno riletto. Oggi non ha importanza se è React o NextJs, se è Supabase o Firebase — parlarne, semplicemente, non serve più come una volta.
Se non sei sviluppatore e stai leggendo questo articolo, continua a leggerlo, perché lui, lo sviluppatore, potrebbe star vivendo una crisi d'identità.
«Hai visto il talk di DHH?» mi chiede Luca riferendosi a David Heinemeier Hansson, una delle figure più note nel mondo degli sviluppatori, creatore di Ruby on Rails (ma non solo), che ha tenuto un keynote di apertura alla Rails World 2026. «Sono andato in pensione, forse quattro o cinque mesi fa, dalla carriera di sviluppatore». L'occhio mi casca sulla barra di progresso: è il momento più riprodotto del video. «Ho speso decenni districando le dita per scrivere codice e ho amato ogni momento. Penso che sia stato un'esperienza così meravigliosa e produttiva, e tutti dovremmo guardarla per quello che è stato, senza risentimento ma con gioia. È stato bello.»