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Cosa penso dei libri che ha distrutto Anthropic

Parlo anche un po' di semi-complottismo.

451 è la temperatura alla quale brucia la carta — sulla scala anglosassone. Mi hanno sempre affascinato i numeri che indicano quando bolle l'acqua, quando si infrange la barriera del suono o, appunto, quando brucia la carta.

Fahrenheit 451 è un libro che ho divorato da piccolino, ancora mi guarda dallo scaffale del salotto dei miei genitori e mi riporta a quegli anni in cui non accettavo le ingiustizie del mondo. Un uomo, Guy Montag, fa il pompiere, ma in quell'immaginario i pompieri non spengono fuochi, li accendono per bruciare tutti i libri del mondo.

Il romanzo tocca il tema della censura nel contesto di ipotetici regimi autoritari ma Ray Bradbury, autore del libro, cavalcava anche l'onda del genere distopico — solo tre anni prima George Orwell pubblicava il primo libro madre di quel modo di scrivere, sulla scia del suo insegnante visionario Aldous Huxley, che poi è stato lo scrittore che ho amato di più.

Con il tempo tuttavia mi sono reso conto che il genere distopico ha portato molti — me compreso — a cascare nella trappola del rifiuto del progressismo, mossi impulsivamente da un timore verso il potere dei grandi (aziende e governi) e quello stesso senso di ingiustizia che provavo a casa dei miei.

600 è il numero di edizione della rassegna di Morning Tech di ieri: significa che per 600 volte ho navigato internet, trovato notizie che riguardassero come il progresso tecnologico sta mutando l'umanità e il pianeta, commentate e pubblicate online.

Cosa pensa l'Amir di oggi che parla all'Amir ragazzino che si indignava di fronte alle idee di futuri nefasti? Perché il futuro che temevo lo sto vivendo, almeno in termini temporali, ma questa volta ho tutti i dati Morning Tech a disposizione e dunque, facciamo ordine.

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