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Siamo bravissimi a confrontare. L'operatore telefonico, la bolletta della luce, l'assicurazione dell'auto, l'abbonamento che usiamo poco. Su tutto cerchiamo l'opzione migliore, su una cosa no: la banca.
In Italia restiamo nella stessa banca in media quindici anni (dati Fineco). Non perché sia la migliore, ma perché a un certo punto smette di essere una scelta e diventa un'abitudine, come la strada per andare al lavoro: non la decidi più, la fai e basta.
C'è anche un motivo meno comodo da ammettere. Secondo l'indagine IACOFI di Banca d'Italia, l'alfabetizzazione finanziaria nel Paese resta bassa: 10,7 su 20 nell'indicatore complessivo e 4,6 su 10 sulle competenze digitali. Se non hai gli strumenti per capire davvero cosa fa la tua banca, il conto resta una decisione presa una volta sola e mai più rivista.
Ma nel frattempo qualcosa paghi. Sempre Banca d'Italia, nell'indagine sul costo dei conti, stima per il 2024 circa 101 euro l'anno di spesa media per un conto tradizionale, contro circa 31 euro per uno online. La stessa persona che soppesa due offerte di pasta al supermercato non si accorge di una differenza del settanta per cento sul conto in banca.
Il costo, però, è solo metà del discorso. L'altra metà è cosa ricevi in cambio.
Ma infatti, che cosa dovrebbe fare per te una banca oggi, nel 2026? Da una parte ci sono gli istituti di sempre, solidi ma costruiti su processi vecchi, dove per fare due operazioni passi da tre canali diversi. Dall'altra, le neobank nate dentro un'app, veloci ma che rimangono pur sempre dietro uno schermo.
Fineco prova a stare nel mezzo, e lo fa da prima che esistesse la parola fintech. È nata quasi ventisei anni fa con un'idea che allora sembrava strana: una sola piattaforma per tenere insieme conto, carte, trading, credito e investimenti, costruita in casa invece di assemblare pezzi comprati da fornitori esterni. Oggi parlare di banca e app nella stessa frase è normale. All'epoca non lo era.
Tutto è connesso: lo stipendio che entra, le spese, i pagamenti, gli investimenti che fai partire con due tap dallo stesso posto in cui guardi il saldo. Non sono mondi separati che ogni tanto si scambiano un'informazione.
E poi c'è la parte che un'app da sola non ti dà: le persone. Una rete di consulenti che ti segue quando devi decidere cosa fare dei tuoi soldi, perché un grafico non basta. La tecnologia fa la parte ripetitiva, qualcuno in carne e ossa fa quella difficile. Non la banca che ti mette in fila, non l'app che ti lascia solo.
Resta l'ultima scusa, quella sincera: cambiare è una rottura. Ed è il motivo per cui oggi Fineco offre il conto a canone zero. Apri, provi, e se funziona porti dentro il resto con calma. Tolto il canone, l'unico vero motivo per restare fermi è l'inerzia.
Non puoi cambiare la tua banca. Ma puoi cambiare banca. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Lingesso, direttore Marketing di Fineco.

Intervista
Perché gli italiani non cambiano banca?
"Per inerzia, soprattutto. La banca è l'unica cosa che teniamo vent'anni senza chiederci se sia ancora quella giusta. Il nostro lavoro è dare alle persone un motivo per farsi quella domanda."
Cosa rende Fineco diversa?
"La tecnologia ce la siamo costruita in casa, non l'abbiamo comprata a pezzi. Conto, trading e investimenti stanno nello stesso posto e si parlano tra loro. E accanto alla piattaforma c'è una rete di consulenti veri. Le macchine gestiscono la routine, le persone ci sono quando devi decidere."
Cosa ne pensa Morning Tech?

Vivo e lavoro nel mondo tech & finance e un po' mi imbarazza far parte di coloro che non hanno mai cambiato banca in quindici anni — eppure sì, me ne lamento anch'io.
Poi sono un grande fan degli ecosistemi di banking disegnati e sviluppati con attenzione meticolosa al dettaglio, e in Fineco ho visto un livello di cura non da poco. Tutte le loro piattaforme sono state sviluppate ad hoc (non si appoggiano a fornitori esterni) e nascono con l'idea di avere una experience eccellente per l'utente finale.
Sarà che sono UX Designer, ma per me vale tanto. Poi hanno una cosa che molte banche che vivono solo online non hanno, cioè una presenza reale di professionisti umani che ti seguono.
