La casa del mio amico Giulio è sempre stata in una penombra giustificata dalla ricerca di aria fresca, in una Firenze in cui di fresco c'è molto poco. È l'anno '99 e tra un armadio vecchio stile e una tenda un po' ingiallita dal fumo delle sigarette della madre di Giulio, si erge lui: l'iMac G3.
Io sono un bambino di nove anni ma sono affascinato dal contenitore trasparente che lascia intravedere chip e schede. In generale pensavo che fosse un oggetto da ricchi e che non lo avrei mai avuto. In generale mi appare come un oggetto da ricchi e penso «Non lo avrò mai».
Infatti ho dovuto aspettare undici anni prima di comprare il primo Mac, e ho dovuto aspettare di imparare a programmare, fare siti web per altri e farmi pagare, perché la paghetta di una famiglia che abita alle case popolari non basta.