Per troppi anni, il grido d’allarme riguardante l’impatto dei social media sulla salute mentale dei più giovani è rimasto confinato in una sorta di limbo mediatico: un misto di preoccupazione sociologica, moniti accademici e lamentele dei genitori. Adesso il terreno sta cambiando. A Los Angeles una giuria ha stabilito che Meta e YouTube sono state negligenti nel caso di una ragazza che ha iniziato a usare YouTube a sei anni e Instagram a nove, assegnando 6 milioni di dollari di risarcimento: 4,2 milioni a carico di Meta e 1,8 milioni a carico di Google. Entrambe le big tech hanno fatto appello.
Il caso di Los Angeles ha un peso specifico superiore all’importo economico perché arriva dentro un contenzioso enorme. In California sono state coordinate circa 1.600 azioni legali contro Meta, Google, Snap e ByteDance; tra i ricorrenti ci sono più di 350 famiglie e circa 250 distretti scolastici. Questo processo era il primo di una lunga serie di casi-pilota costruiti proprio per verificare come una giuria interpreta accuse di questo tipo. Snap e TikTok hanno chiuso con un accordo prima del verdetto, lasciando Meta e YouTube sole davanti ai giurati e all'opinione pubblica.
Il fronte giudiziario, intanto, si è allargato ben oltre la California. Nel 2023 una coalizione bipartisan di attorney general ha fatto causa a Meta sostenendo che Facebook e Instagram siano stati progettati in modo da "agganciare" bambini e adolescenti e che la società abbia minimizzato i rischi per i più giovani. Nel 2024 un’altra coalizione di attorney general ha portato TikTok in tribunale con accuse simili, legate ad uso compulsivo, danni psicologici e gestione dei dati dei minori. Davanti alla Corte d’appello del Nono Circuito, inoltre, Meta, Snap, ByteDance e Google hanno provato a fermare più di 2.200 cause federali che seguono la stessa linea.
Ma alziamo la posta: in New Mexico, pochi giorni fa, una giuria ha imposto a Meta 375 milioni di dollari di sanzioni civili in una causa legata alla protezione dei minori e allo sfruttamento sessuale online. Lo Stato, nella fase successiva, vuole ottenere anche interventi sul funzionamento delle piattaforme: limiti alle raccomandazioni e all'autoplay, notifiche meno aggressive, restrizioni allo scroll infinito, controlli più severi sull’età e un monitor indipendente.
Questa è una tipologia di esito molto grave per le piattaforme: immaginiamoci TikTok o Instagram senza lo scrolling infinito o l'autoplay; sono condizioni che, lecite o meno, snaturerebbero completamente l'identità della piattaforma.
Questa sequenza di eventi racconta un problema che era evidente da tempo e che solo ora sta assumendo una forma giudiziaria più stabile. Per le Big Tech, multe e risarcimenti hanno spesso funzionato come costi "assorbibili". I 6 milioni del caso di Los Angeles non spostano nulla nei bilanci di Meta o Google — ma anche i 375, se vogliamo dirla tutta. Il problema riguarda la cumulazione dei procedimenti, la moltiplicazione dei precedenti e l’eventualità che alcune corti inizino a chiedere modifiche operative ai prodotti (come, in parte, è successo). In quel caso l’impatto smette di essere solo reputazionale o finanziario e arriva al cuore del modello di crescita.
Il dato politico, infine, è che la pressione non arriva più da una sola direzione. Ci sono famiglie, scuole, procuratori generali, stati americani e tribunali diversi che stanno costruendo, pezzo dopo pezzo, una stessa accusa: le piattaforme hanno beneficiato di meccanismi che aumentano permanenza, frequenza d’uso e dipendenza, ai danni degli utenti, soprattutto i minori. Per anni quei danni sono stati trattati come un effetto collaterale tollerabile. Oggi stanno diventando materia da sentenze.
In generale cresce anche un sentimento negativo nei confronti dei social media, e il dato è confermato da molte startup che stanno nascendo senza algoritmo che decide i contenuti per te o senza possibilità di esplorare profili di sconosciuti, quindi chiuse al proprio circolo di amici nella vita reale.
È davvero difficile prevedere l'evoluzione dei social network ma questa schiera di sentenze certo non farà poco rumore, e se dovesse fare il rumore più grande, addio algoritmi addictive, scrolling infiniti, autoplay, ecc. e queste rimozioni porteranno anche i creator a prioritizzare contenuti meno sensazionalistici e "dopaminici".