Il "Software as a Service" è davvero una delle innovazioni più grandi degli ultimi decenni, e lo è per svariati motivi.
Qualcuno dice che una minaccia – l'intelligenza artificiale – lo soppianterà, ma non sono solo voci, anche il mercato sta parlando.
Il “SaaS è stato a lungo considerato uno dei modelli di business più attraenti, grazie alla ricorrenza dei ricavi che rende stime e proiezioni altamente prevedibili, alla grande scalabilità e ai margini lordi tra il 70% e il 90%,” ha dichiarato a TechCrunch Abdul Abdirahman, investitore della società di venture capital F-Prime.
Una forma ibrida di SaaS possiamo dire che già esisteva tra gli anni '60 e gli anni '90, prima ancora degli standard moderni di W3C, quando internet era solo accademico o aziendale. Allora esisteva qualcosa di simile chiamato "time sharing": le aziende accedevano a software su server centrali tramite terminali.
In generale però la struttura per le aziende è sempre stata che il software ti viene installato direttamente sulla macchina o sulla rete locale. È il concetto di cloud che ha cambiato tutto e ha aperto le porte alle subscription, quindi alle mensilità, alle annualità, al concetto di Churn (la percentuale di chi abbandona), ecc.
Si attesta – ma non è un dato ufficiale – che il primo SaaS al mondo sia proprio SalesForce, lanciato nel 1999 da Marc Benioff.
E perché questi SaaS oggi sono in pericolo? Perché il vibe coding sta permettendo a molti di costruirsi soluzioni in casa a velocità e costi mai visti. Abbiamo iniziato a vederlo già alla fine del 2024, quando Klarna ha annunciato di aver abbandonato il CRM di punta di Salesforce a favore di un proprio sistema AI sviluppato internamente.
La SaaSpocalypse quindi non è solo una voce di corridoio, prima di tutto perché il mercato stesso sta reagendo, cioè le azioni dei SaaS calano quando le aziende AI shippano feature simili. Lo abbiamo visto recentemente con i lanci di Anthropic. L’azienda ha pubblicato Claude Code per la cybersecurity e i titoli correlati sono scesi. Ha poi lanciato strumenti legali dentro Claude Cowork, e anche il prezzo dell’iShares Expanded Tech-Software Sector ETF — un paniere di società software quotate che include aziende come LegalZoom e RELX — è sceso.
Non solo la SaaSpocalypse influenza il mercato ma sta ritardando anche le IPO. “Nessuno vuole esporsi alla volatilità dei mercati pubblici quando il sentiment può mandare le aziende in una spirale discendente”, ha detto in un'intervista Yoni Rechtman, un partner di Slow Ventures, aggiungendo che si aspetta che aziende di questo tipo rimangano private molto più a lungo.
Alcune di queste aziende, incluse società SaaS di medie dimensioni, hanno persino faticato a raccogliere round di estensione nel mercato privato, secondo 645 Ventures.
C'è una crisi poi che riguarda il modello "per seat": se un’azienda riduce le assunzioni (un trend che stiamo vedendo forte tra le aziende tech) o semplicemente usa agenti al posto di team operativi, paga meno licenze.
C'è una crisi che riguarda l'unbundling: non solo un cliente può vibe codarsi un prodotto da solo ma può anche aggiungere degli add-on nel tempo, e questo "potere" è un coltello dalla parte del manico quando si tratta di negoziare i contratti con i SaaS.
Questo però apre una serie di nuovi quesiti: quanto è solido un SaaS vibe codato? I dati sono al sicuro? Sono modellati in modo da poter essere riutilizzati strategicamente in futuro? Sono in grado di sostenere alti volumi di traffico?
In questo momento la risposta è negativa per tutte queste domande ma è molto probabile che in futuro cambierà. E del futuro non v'è certezza, nemmeno per quello che riguarda un quesito ancora più diffuso, cioè se l'IA sostituirà mai gli sviluppatori — c'è chi dice di sì, chi dice di no categorico, chi dice "non ancora", o chi dice che sostituirà solo i junior.
La SaaSpocalypse si affianca a un termine coniato di recente da un'analista, cioè la "FOBO: Fear Of Becoming Obsolete", un concetto in realtà già presente in qualsiasi azienda di natura tecnologica.
“Questa non è la morte del SaaS”, ha detto Aaron Holiday, managing partner di 645 Ventures. "Piuttosto, è l’inizio di un vecchio serpente che cambia pelle."