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Perché Siri AI non arriva in Europa?

Perché tutto arriva dopo?

C'è un gesto che chi ha un iPhone e degli AirPods conosce a memoria: apri la custodia, e sullo schermo compare quella card animata che ti chiede se vuoi connetterli. Due secondi, un tap, fatto. Poi c'è l'altro gesto, quello di quando hai un paio di cuffie non-Apple comprate a un terzo del prezzo: Impostazioni, Bluetooth, tieni premuto il tasto sulla cuffia finché non lampeggia, cerchi il nome nella lista, aspetti, incroci le dita.

Per anni ho pensato che quella differenza fosse magia. Ingegneria superiore. Il famoso "ecosistema".

Non era magia. Era una porta chiusa a chiave, e la chiave ce l'aveva solo Apple. Ma da dicembre 2025, con iOS 26.3, il "proximity pairing" — quell'esperienza istantanea da AirPods — è stato aperto anche agli auricolari di terze parti. Non per generosità di Cupertino: per obbligo di Bruxelles, che ad Apple aveva imposto esattamente questo con due decisioni del 19 marzo 2025, il primo grande noto caso di "imposizione" sotto il Digital Markets Act. Notifiche complete sugli smartwatch non-Apple, Wi-Fi peer-to-peer per trasferire dati, associazione semplificata dei dispositivi: tutto ciò che l'iPhone faceva solo con i prodotti di famiglia, ora deve farlo con tutti, gratuitamente e con la stessa efficacia.

Ed eccoci alla settimana appena passata, dove la stessa identica logica si è giocata su una posta molto più alta: Siri AI.

Alla WWDC 2026 Apple ha presentato il suo assistente di nuova generazione — l'app dedicata, la Visual Intelligence espansa, gli strumenti di scrittura integrati, la modalità Siri nella fotocamera — finalmente possiamo parlare con un'intelligenza che sembra un essere umano! E poi, il 10 giugno, si aggiunge un dettaglio: niente di tutto questo arriverà su iPhone e iPad europei con iOS 27 e iPadOS 27, e stavolta senza nemmeno una data. Il paradosso è che Siri AI in Europa ci sarà eccome: su macOS 27 e su visionOS 27. Il Vision Pro, l'oggetto più futuristico del catalogo, avrà l'assistente; l'iPhone che hai in tasca, no. Perché?

Il motivo sta tutto in una parola: gatekeeper. Il DMA non regola le aziende in toto, ma regola le piattaforme che fanno da collo di bottiglia del mercato, e iOS lo è — designato tale dalla Commissione il 5 settembre 2023 — mentre visionOS e macOS no, o non allo stesso modo. L'articolo 6, paragrafo 7, dice che ciò che il gatekeeper concede a sé stesso deve concederlo a terzi. Tradotto: se Siri AI può leggere il contesto delle tue app, i tuoi messaggi, i tuoi file per agire al posto tuo, allora anche Gemini, Alexa o l'assistente sviluppato da una startup nella periferia di Poggibonsi devono poter chiedere lo stesso accesso, alle stesse condizioni.

Apple dice che questo è il problema. Craig Federighi si è detto "profondamente deluso" per gli utenti europei, e l'azienda sostiene che l'interpretazione della Commissione la costringerebbe a dare ad assistenti concorrenti la capacità di leggere e inviare messaggi, accedere ai file, fare acquisti — citando ricerche che mostrano come i sistemi AI possano già essere dirottati per rubare password e foto. In altre parole, non è sicuro, dice. Ha persino proposto un intermediario tecnico, il "Trusted System Agent", e nel frattempo ha chiesto un'esenzione di 18 mesi: lanciare Siri AI da sola, e aprire ai concorrenti dopo. La Commissione ha risposto picche, e il portavoce Thomas Regnier è stato chirurgico: nulla nel DMA vieta di lanciare nuovi prodotti in Europa; ciò che è vietato è chiudere il mercato, e non spetta ad Apple decidere quali strumenti AI possiamo usare.

Hanno ragione entrambi, ed è questo che mi disturba. I rischi di sicurezza che Apple descrive sono reali, non inventati. Ma è anche vero che "privacy" è la parola che Apple pronuncia ogni volta che una regola minaccia il suo fossato competitivo — lo diceva nel 2024 al primo rinvio di Apple Intelligence, lo diceva per la multa da 500 milioni di euro dell'aprile 2025, lo dice oggi. Il privacy-first è insieme una convinzione sincera e lo scudo commerciale più elegante mai costruito.

Il conto, intanto, lo paghiamo noi. L'Europa vale circa il 27% dei ricavi di Apple eppure è diventata il mercato dove le novità arrivano dopo, o non arrivano: prima Apple Intelligence, poi iPhone Mirroring, ora l'assistente che aspettavamo da anni. Abbiamo scelto, giustamente credo, di non fidarci delle porte chiuse — il pairing delle cuffie ce l'ha insegnato. Ma c'è una linea sottile tra pretendere che le porte si aprano per tutti e ritrovarsi in una casa dove nessuno suona più il campanello.

E io ancora non so da che parte della linea stiamo camminando.

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