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Europa, che succede?

Ti spiego il declino del continente in cui vivi.

Photo by KOBU Agency / Unsplash

Marzo 2031, Washington. Una donna vestita di bianco, con delle spalliere anni '80 e una cintura marrone a stringere i fianchi, si sistema i capelli di fronte allo specchio, all'interno di un bagno con i ripiani in marmo e una corposa tenda rossa. Poi prende un po' d'acqua e si tampona leggermente le guance — tira un respirone.

È una funzionaria europea. In fondo al corridoio, sei persone stanno decidendo il destino del suo continente.

Europa 2031 è stato denominato un "thought experiment": un paper di diciottomila parole pubblicato l'11 giugno 2026 che parla del (non) futuro del nostro continente. Lo firma la Arq Foundation con una coalizione di ricercatori e investitori: tra loro Michiel Bakker, che lavora tra il MIT e Google DeepMind, e Philip Fox, co-autore dell'International AI Safety Report.

La storia segue due europei: Caroline, ventotto anni, lavora alla Commissione perché ha deciso di rimanere a Bruxelles, e di crederci. Christian invece, è partito per la Silicon Valley — questi sono due dei personaggi immaginari del paper.

I numeri che fanno da impalcatura al racconto sono veri. Oggi l'Europa controlla circa il 5% della capacità di calcolo per l'IA nel mondo, contro l'80% degli Stati Uniti. Il più grande supercomputer americano vale 1.250 megawatt; il più grande europeo, 83. L'Europa ha solo 3 LLM degni di nota, gli Stati Uniti circa 50. Sono campionati completamente diversi. L'Europa poi è lenta ad adottare nuove tecnologie per via delle regolamentazioni, il resto del mondo arriva sempre prima.

Come ci siamo arrivati? Secondo gli autori, con una serie di errori commessi principalmente nel 2025: abbiamo sottovalutato quanto in fretta l'IA sarebbe corsa e quanto avrebbe cambiato le cose, e sopravvalutato la nostra capacità di recuperare.

Quando a gennaio la cinese DeepSeek arrivò vicino alla frontiera spendendo un milionesimo di quanto hanno speso gli americani, Bruxelles tirò un sospiro di sollievo. «Allora si può fare anche senza i miliardi» dissero in coro, ma il ragionamento era sbagliato: i trucchi per metterci meno tempo richiedono tanti esperimenti e quindi tanti soldi — ammesso che di trucchi ne esistano ancora.

Febbraio 2025, il summit di Parigi. Ursula von der Leyen annuncia il fondo InvestAI da 200 miliardi e Macron dice «plug, baby, plug» richiamando il «drill, baby, drill» trumpiano a favore delle trivellazioni petrolifere, adattato dal presidente francese in chiave data center. Ma gran parte di quei soldi sono fondi vecchi riconfezionati, quasi un trick di contabilità, mentre i colossi americani nello stesso anno ne investono oltre 400, e lo fanno davvero. Nel frattempo i funzionari europei — quelli che dovrebbero regolare l'IA — non possono usarla sui dispositivi di lavoro, per ragioni di protezione dati. Chi deve scrivere le regole insomma, non conosce nemmeno bene che cosa sta regolando.

Da qui il racconto scivola, anno dopo anno, in un incubo piuttosto plausibile. 2027: un modello open source potente quanto i migliori scatena un'ondata di ransomware, e le aziende europee passate per motivi di "sovranità" a fornitori del proprio continente più "arretrati" — passetemi il termine — sono le prime a pagare il riscatto. 2029: gli Stati Uniti razionano l'IA per fasce di Paesi, e l'Europa finisce in Tier 2, con la sua quota dimezzata. 2030: un colosso americano compra le case automobilistiche europee in crisi per trasformarne gli stabilimenti in fabbriche di robot; il debito francese esplode, l'euro vacilla. 2031: Washington decide che vuole il controllo diretto di ASML — l'unico vero asso rimasto in mano all'Europa nella filiera di produzione dei chip — e mette il continente davanti a tre opzioni: diventare un protettorato americano, consegnare il futuro alla Cina, o appassire nell'isolamento.

Il documento, Europa 2031, è uscito un giorno prima che Washington tagliasse al continente l'accesso ai modelli più potenti di Anthropic: un paper quasi fantascientifico, divenuto realtà nel giro di ventiquattro ore.

Daan Juijn, che ha diretto la ricerca, l'ha messa così: «abbiamo solo detto ad alta voce ciò che molti stavano pensando». L'attuale traiettoria dell'IA, scrivono gli autori, impone «l'agenda politica più ambiziosa della storia europea dal dopoguerra», e senza un'inversione di rotta immediata il continente perderà la capacità di plasmare il proprio futuro — con valori che non saprà più difendere e un welfare che non saprà più finanziare.

Il documento, va detto, ha alcuni difetti. Diversi degli accordi miliardari americani che cita sono già saltati. Sorvola sulla sicurezza dell'IA, infilando solo nelle FAQ l'idea che competere alla frontiera ci renderebbe più sicuri. I dati tuttavia sono chiari ed il pericolo innegabile. Il 2031 è una data senza dubbio inventata ma il conto alla rovescia, quello no.

Dimenticavo, ecco il paper.

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