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L'era degli agentic phone è iniziata: sostituiranno ciò che hai in tasca

Più, come cambierà il lavoro di designer e sviluppatori.

Photo by Kai Cheng / Unsplash

ChatGPT ha quasi un miliardo di utenti settimanali; presto li avrà anche Claude, per il quale si stima una possibile crescita di 80x entro la fine dell'anno.

Di questo "quasi miliardo" di utenti, l'esperienza principale è quella di una conversazione: tu, io, i nostri parenti, amici, colleghi; per quasi tutti è come sedersi a tavola con un'onniscienza che dona quasi lo stesso entusiasmo che provavamo da piccoli di fronte alle grandi enciclopedie, e non solo, non si tratta solo di infinito sapere ma di qualcosa che ti risolve i problemi.

Adesso, c'è un problema: questo qualcosa, questo qualcuno, non si muove dalla sedia — è come il guru del villaggio, con la differenza che puoi trattarlo male. Cosa accade quando costui inizia a sgranchirsi le gambe e le dita, e procedere a velocità incalcolabili verso l'effettiva esecuzione dei suoi consigli?

Accade la fase 2: l'IA agentica — ci siamo già dentro —, questo è l'anno dove sta prendendo piede e si sta consolidando. Ma ci sono altre due fasi che ci aspettano: una è l'AGI, una forma completamente autonoma in grado di crescere da sola, potenzialmente all'infinito, e la seconda sono i contenitori dell'AI o AGI che sia. Oggi parleremo di quelli.

I browser non vanno più bene, con tutte quelle tab e la barra degli indirizzi; i sistemi operativi non sono più adatti, con tutte quelle cartelle e tante applicazioni che puoi decidere di aprire; così come non lo sono più gli smartphone — il cui stesso nome risulta obsoleto, a mio avviso deprecabile.

L'era degli agentic phone (purtroppo continuano a chiamarli così) è legata all'era degli agentic browser e di tutto ciò che è relazionarsi con un software. Se ci pensate, abbiamo sempre vissuto un po' l'età dell'infanzia in questo settore: ho tante cose sul tavolo, le prendo, le apro a piacimento, poi le chiudo e le rimetto sul tavolo. Oggetti morti, limitati a sé stessi, che devo continuamente manipolare invece che orchestrare.

È proprio nel verbo "orchestrare" che sta la chiave di questa nuova era. Dunque, le app degli smartphone a cui siamo tanto abituati sono un po' come quelli oggetti inanimati — destinati però a prendere altra forma, una forma più intelligente.

Ci piace dire "orchestrare" un po' forse perché abbiamo paura dell'idea che un giorno "loro" possano orchestrare noi; ma senza perdersi in questo filone, se torniamo all'esempio del guru del villaggio, come disegno uno smartphone che si comporti come la sua versione (del guru) pro attiva ed esecutiva?

Accedo al dispositivo, e parlo. Punto. Posso parlare con la voce, con il testo, con gli occhi, posso parlare mostrando ciò che sto guardando, posso parlare anche con la mente (nell'ultimo anno abbiamo condiviso molti risultati di Neuralink, Synchron e Meta a riguardo).

Date un'occhiata al vostro smartphone adesso. Capite bene che tutto quello sparirà e sarà rimpiazzato da device in grado di ascoltarti e, in certi casi, sapere meglio di te ciò di cui hai bisogno.

Per gli sviluppatori cambierà tutto e se state pensando di intraprendere quella strada, imparate a sviluppare agenti perché quello è il futuro.

Per i designer invece la sfida sarà diversa, cioè la domanda che ho fatto prima: "come ascolto, comprendo, parlo ed eseguo nella maniera più comoda per un essere umano?" Non c'è più dicotomia fra utente e schermo, un po' come quando ci siamo resi conto che internet poteva vivere anche fuori dal browser e abbiamo iniziato a parlare di Internet Of Things.

Sia chiaro, un'intelligenza che può occuparsi di tutto è destinata ad essere ovunque: che sia una tavoletta dentro la tua tasca, un computer, una spilla, degli auricolari o un robot umanoide..

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